Cos'è, per te, il mare?

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20/05/2022

Una parvenza d'estate ci ha illuminati da qualche settimana. Ci stiamo avviando verso l'inizio di una nuova stagione balneare. Visi carichi di sole, corpi in escandescenza che hanno solo bisogno di un po' di acqua di mare. Sorrisi, occhi felici, corpi in movimento. È lo scorrere delle stagioni, della sabbia che si fa più lucente e del mare che si fa più calmo. Ma, nelle minuscole onde presenti sempre al largo, si nasconde la nostra essenza più profonda.   

La parola esistenza si compone di ex e sistere: uscire da una condizione di stasi, di immobilità. L'esistenza è il fluire libero di noi stessi, dei nostri pensieri, della nostra vita. Esistere significa dare una forma agli eventi, anche quando gli eventi sono impossibili da cristallizzare. Esistere significa respirare la propria libertà, anche quando l'aria è inquinata. Perché non sempre respiriamo come vorremmo. A volte annaspiamo, altre volte ci copriamo naso e bocca con delle mascherine. Ma, l'importante è riconoscerci attraverso ciò che scegliamo di scoprire

L'estate si mostra a noi in tutta la sua nudità. E, lo fa non con la paura di essere martoriata, o derisa, ma con la speranza di instaurare un dialogo. Un dialogo che ci riporti alla vita, a noi stessi, a quelle relazioni che reprimiamo o ignoriamo perché ci fanno del male. Eppure, se ci feriamo e sanguiniamo a causa di relazioni tossiche, è sempre con le relazioni che possiamo curarci. Perché non c'è guarigione senza contatto, senza empatia, senza interazioni. Guardarsi l'un l'altro accarezza il nostro cuore, la nostra alterità che scalpita per essere riconosciuta. E, cosa fa l'estate se non darci la possibilità di guardarci in volto? 

Ci copriamo il viso o guardiamo per terra quando sentiamo di non essere abbastanza, di poter essere scalfiti dal contatto con l'altro. Incarniamo i nostri pensieri, non dando spazio alle nostre emozioni. Perché le emozioni ci motivano a sentire. E, per metterci in ascolto, dobbiamo protenderci in avanti, lasciare la nostra comfort-zone e camminare in un terreno inesplorato. Dobbiamo cadere e farci male, correre proprio come corriamo sulla sabbia ardente. Ma, non tutti sono disposti a farlo. C'è chi preferisce guardare il mare dalla riva, su un bel lettino e chi, invece, si vive quel mare a suon di nuotate, sudore e fatica. 

Il mare è senza strade, il mare è senza spiegazioni.
Alessandro Baricco

recita una famosa frase di Alessandro Baricco. Il mare si e ci esula dal nostro compito quotidiano: trovare a tutto una spiegazione. Perché sapere di avere qualcosa o che tutto ha un senso ci tranquillizza. Ad ogni causa corrisponde un effetto, ad ogni azione una reazione. Ma, non sempre è così. Arriva un momento in cui il clinamen scompiglia tutto e devia la traiettoria degli atomi vitali. Allora, sapere non basta per risolvere le cose o trovare una quadra. Serve, ma non basta. Perché, oltre al sapere, ci siamo noi con i nostri sogni e le nostre speranze. Ci siamo noi con le nostre paure, le nostre ferite, le nostre cadute, le nostre salite. Siamo noi che diamo una forma al nostro mondo, anche quando sappiamo di sapere ma quel sapere non ci guida. Diventa il nostro passeggero fidato, che possiamo accompagnare nei vicoli stretti della nostra città o in un bel campo, vasto e largo. 

E, allora, almeno quest'estate, la prima con un po' più di libertà, guardiamoci l'un l'altro, emozioniamoci davanti alla vita, davanti ad una passeggiata, davanti ad una nuotata. Perché, per me, il mare è questo: un io senza filtri, sanificato dalla rigidità razionale, preso e perso davanti alla vita, coraggioso con e per sé stesso. Invece, cos'è, per te, il mare?